13 e 17, numeri e distorsioni cognitive

Nel mondo anglosassone il Venerdì 13 è considerato un giorno sfortunato, al punto che molte persone evitano viaggi, appuntamenti importanti o decisioni delicate per paura della sfortuna. In Italia, invece, la data che tradizionalmente preoccupa è il 17, mentre il 13 è spesso visto come neutro o addirittura fortunato. Questo semplice confronto tra superstizioni e credenze popolari mostra una cosa fondamentale: il numero in sé è neutro, è la cultura – e quindi la nostra mente – a riempirlo di significato spaventoso o rassicurante.

Il filosofo stoico Epitteto lo riassume in modo magistrale: “Non sono i fatti a turbarci, ma le opinioni che abbiamo su di essi”. Questa riflessione è alla base di molte tecniche di crescita personale e di gestione delle emozioni.

Il fatto è solo un numero sul calendario; ciò che agita la mente sono le storie che si raccontano su quel numero, le aspettative, le superstizioni, le paure apprese nel tempo. Quando cambia la prospettiva, cambia anche l’emozione che si prova: un giorno “sfortunato” può diventare semplicemente un giorno come gli altri.

Questo meccanismo mentale è alla base di una distorsione cognitiva molto comune, chiamata “Fare l’Oracolo”, spesso citata in psicologia e nei percorsi di consapevolezza.

Consiste nel convincersi di sapere già come andranno le cose – di solito male – senza prove reali. È come trasformarsi in indovini del disastro: “Se esco oggi, succederà qualcosa di brutto”, “Se è Venerdì 13, andrà tutto storto”. Questo tipo di pensiero catastrofico alimenta ansia, insicurezza e blocca le decisioni importanti.

In realtà non si sta leggendo il futuro: si stanno solo proiettando le proprie paure su eventi neutri, proprio come accade con i numeri 13 e 17. Riconoscere questo meccanismo è il primo passo per ridurre l’influenza delle superstizioni, delle credenze limitanti e delle distorsioni cognitive sulla vita quotidiana.

3 consigli utili per riconoscere una distorsione cognitiva

Riconoscere una distorsione cognitiva è il primo passo per ridurre l’ansia, migliorare le relazioni e prendere decisioni più lucide nella vita quotidiana. Alcuni semplici accorgimenti permettono di notare quando la mente sta “truccando” la realtà, portando a conclusioni estreme, catastrofiche o eccessivamente autocritiche, tipiche dei pensieri distorti.

1. Osservare il linguaggio assoluto

Un segnale tipico delle distorsioni cognitive è l’uso di parole assolute come “sempre”, “mai”, “tutto”, “niente”. Quando il pensiero suona come “sbaglio sempre” o “non mi riesce mai nulla”, è probabile che la mente stia generalizzando un singolo episodio, trasformandolo in una regola fissa e rigida. Questo tipo di pensiero “tutto o nulla” è una forma comune di distorsione cognitiva.

2. Verificare le prove a favore e contro

Un modo pratico per capire se è in atto una distorsione cognitiva è chiedersi quali prove concrete sostengono quel pensiero e quali, invece, lo smentiscono. Se emergono solo esempi negativi e vengono ignorati i successi, i feedback positivi o le eccezioni, è probabile che sia presente un filtro mentale selettivo che distorce la percezione della realtà e alimenta pensieri ansiosi o depressivi.

3. Notare l’intensità emotiva rispetto ai fatti

Quando l’emozione è molto intensa rispetto alla situazione reale, può esserci una distorsione cognitiva alla base del modo in cui si interpreta l’evento. Se un piccolo errore genera vergogna o paura sproporzionata, vale la pena chiedersi se si sta confondendo un sentire con un fatto, trasformando un disagio momentaneo in una verità assoluta su di sé, sugli altri o sul futuro.